Friday, July 20, 2012
Ripercussioni del Mar Teudizco
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Talvolta il tempo
recede, rallenta e quasi si ferma,
o all'improvviso,
come onda che riemerge
e si inanella attorno a se stessa,
riappare, riprende e poi accelera,
ma tu con begli occhi guardi in basso e sorridi e,
eseguendo un giro su te stesso,
per sdrammatizzare,
sostieni leggero che
questo arduo presentimento
dell'anima
è solo una nuga, una vaga
e momentanea impressione,
la vuota sensazione di un attimo,
l'improbabile eco di perduti anni infantili,
ovvero uno stagionale giramento
di testa.
E invece in tale capogiro si tratta, lo sai,
ad ogni istante,
del ripetersi
di rotazioni impronunciabili,
di inversioni remote
come il giorno e la notte,
di figli che generano le proprie madri,
di repentini passaggi fluviali,
di transiti simultanei
in meandri palindromi ed
in reciproche intercapedini
temporali,
dell'alternarsi
di proteiformi medesimezze
che si fondono e dissolvono.
È il brusio amebeo
dell'aiôn più profondo
che permane vertiginoso in se stesso
e sussurra al molteplice chrónos
la compiuta riesecuzione
della sua lunga e
bustrofedica via.
Ma tu, proprio tu, anche ora,
socchiudi i begli occhi e,
mimando un giro intorno a me stesso,
continui impavidamente
a sorriderne.
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